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MOORFIX

Ivan Lucchesi · Dentro gli appunti

Una domanda tirava l’altra. A un certo punto ho dovuto fare ordine.

Se aprissi tutti insieme gli appunti da cui è nato MOORFIX, troveresti suoni e simboli antichi, domande sulla memoria, scrittura, respiro, acqua, racconti e parecchia informatica. Avresti il diritto di chiedermi che cosa ci facciano nella stessa stanza. Me lo sono chiesto anch’io, ed è proprio da questa domanda che vorrei cominciare: come sono arrivati fin qui, che cosa mi hanno suggerito e quale posto ho deciso di dare loro nell’esperienza.

Una parte della mia ricerca è passata dalle letture, un’altra dall’ascolto e dagli esperimenti personali. Ho usato anche l’intelligenza artificiale per esplorare collegamenti e riordinare materiali: un aiuto che richiede verifiche, perché una risposta scritta bene può essere sbagliata benissimo. Negli appunti convivono intuizioni, sintesi, riferimenti da controllare e idee narrative. Separarli è un lavoro necessario, ma vorrei fartelo incontrare attraverso le domande che mi hanno appassionato, non chiedendoti di timbrare un cartellino all’ingresso.

Comincio dal suono, ma non mi fermo alle frequenze

Pensa a un brano che associ a un periodo della tua vita. Forse ricordi una persona, una stanza, perfino un dettaglio che credevi dimenticato. È un buon punto da cui cominciare a chiedersi come musica e ricordo si incontrino. Io mi sono interessato anche alle frequenze e ai battimenti binaurali, ma nella costruzione di Ponte Zaffiro contano altrettanto una voce comprensibile, il carattere di un brano, una pausa e il momento in cui arriva una frase. Un numero scritto accanto a un suono, da solo, non racconta tutto questo.

Perciò ho iniziato a distinguere le letture sulla memoria evocata dalla musica da quelle sui binaurali, che studiano questioni diverse. È una distinzione che guiderà i prossimi approfondimenti sul suono e sulla memoria. Sono riferimenti per approfondire alcuni elementi; nessuno di quegli studi ha verificato la mia cerimonia nel suo insieme.

Le immagini che aiutano a raccontare

Nei miei materiali troverai anche la cosiddetta memoria dell’acqua. Mi ha interessato come idea e come immagine, ma non la presento come una capacità dimostrata dell’acqua di conservare parole o intenzioni. Nell’opera, invece, l’acqua può diventare uno specchio, un movimento, qualcosa che cambia forma senza smettere di essere riconoscibile. Mi interessa ciò che un’immagine permette di raccontare; per farle spazio non occorre attribuirle una prova scientifica che non possediamo.

Lo stesso vale per i cerchi, gli archetipi e i gesti che ho incontrato nelle tradizioni. Un cerchio può farmi pensare a qualcosa che continua a ripetersi, oppure a qualcosa che finalmente si compie; tu potresti vederci altro. Nel libro queste immagini entrano in una mitologia personale, dove il linguaggio del codice incontra quello del sacro. Nel racconto, accanto a queste immagini, resta l’ironia affettuosa di Talia: persino le domande più grandi hanno bisogno di qualcuno con cui parlarne. È un contrappunto a cui tengo: la meraviglia può stare accanto al buon senso senza che uno debba cacciare di casa l’altra.

Dal foglio a quello che accade dopo

La scrittura ha un posto centrale in questo intreccio. Nel percorso si torna a una domanda personale da prospettive diverse, fino a cercare ciò che rimane essenziale. Guardare dal presente, immaginarsi più avanti nel tempo e introdurre uno sguardo di cura sono modi di esplorare un tema: non un esame nel quale io conosco già la risposta giusta. Le indicazioni pratiche hanno una guida dedicata, perché durante l’esperienza tu possa occuparti di quello che stai facendo, senza dover decifrare le mie intenzioni.

È così che letture sul respiro e sull’attenzione, pratiche di scrittura, racconti, simboli e composizione sonora sono entrati nel lavoro. Il loro accostamento è una scelta artistica di cui mi assumo la responsabilità; il significato che potrà avere per te resta tuo. Quanto a me, il punto a cui torno è piuttosto concreto: dopo tutte queste esplorazioni c’è una giornata da vivere, qualcuno da ascoltare, magari qualcosa da fare diversamente. La ricerca continua anche lì, quando il computer è spento.