Ivan Lucchesi · KISTU
Fra il cielo e la moka, una storia da raccontarti.
Quando dico «cerimonia sonora», ogni tanto mi guardano come se stessi per chiedere le coordinate della loro galassia. Capisco la perplessità: fino a quel momento stavamo parlando normalmente, poi arrivo io con questa espressione. Prima di lasciarti immaginare il resto, mi presento. Mi chiamo Ivan, sono un informatico e ho scritto un libro, KISTU, nel quale la ricerca di qualcosa di molto serio convive con una certa difficoltà a prendermi troppo sul serio.
Negli appunti che hanno accompagnato il libro ci sono anche le prove con una fascia elastica con le cuffie, fra frequenze, voci e suoni da ascoltare. A raccontarla oggi, la scena ha già una sua comicità. Ma dentro quei tentativi c’era un interesse autentico: capire che cosa stessi vivendo e trovare un modo di dargli forma. Seguivo una domanda, incontravo un’idea, andavo a cercare da dove venisse. La musica mi portava alla memoria, una figura antica a un racconto, un racconto a qualcosa che avevo sempre avuto davanti senza guardarlo bene. L’informatica mi aveva abituato a cercare collegamenti; qui il materiale era decisamente meno disposto a lasciarsi mettere in ordine.
A tenermi compagnia, e a impedire che il racconto si trasferisse definitivamente in orbita, c’era la vita di casa. Nel libro la moka canta, KISTU ride da solo e Talia, passando, gli domanda: «Ti sei fumato il caffè?». Lui risponde: «No, mi sono acceso». Mi riconosco in questa vicinanza fra lo stupore e una battuta affettuosa. Talia non spegne ciò che sta accadendo: gli restituisce una misura umana, e dentro quella misura c’è posto anche per meravigliarsi.
Come ci siamo arrivati fin qui
Quella leggerezza non cancella ciò che ho attraversato. Ho conosciuto la sofferenza, e a un certo punto mi sono accorto che alcune vicende continuavano a occupare spazio anche dopo essere finite. Quando parlo di interferenze penso anche a questo: essere in una stanza con le persone che ami e avere ancora la testa dentro una conversazione di ieri. Il desiderio da cui sono partito riguardava la mia vita, la possibilità di esserci più interamente. Non so quale sia la tua storia e mi piacerebbe conoscerti senza assegnartene una prima ancora che tu abbia parlato.
KISTU non è soltanto il resoconto di quel periodo. È un racconto epico di memoria ciclica: il mito, il linguaggio del codice e le immagini ancestrali aprono un tempo più vasto, nel quale una vita personale incontra ciò che sembra tornare da molto lontano. Alcune pagine si spingono lontano, altre tornano in cucina o fra i figli. È il movimento che mi interessava: poter rivolgere una domanda enorme all’esistenza e poi ricordarmi di una promessa fatta a chi mi aspetta. Se la ricerca mi allontanasse sempre da lì, avrei ragione di chiederle dove pensa di portarmi.
Anche il nome MOORFIX conserva una traccia domestica: viene dalla ninna nanna. Il progetto, invece, raccoglie molto di più, fra ciò che ho vissuto, studiato, immaginato e messo alla prova. Nel libro c’è persino una bambina che annuncia di avere «brevettato l’amore». È una di quelle immagini che mi ricordano quanta vita rischiamo di lasciare fuori quando vogliamo spiegare tutto con troppa gravità.
E la cerimonia sonora?
Si chiama Ponte Zaffiro. Ho composto un percorso in cui musica, voce, immagini evocate, gesti e scrittura personale si incontrano secondo una sequenza precisa. È un’esperienza artistica da vivere in un piccolo gruppo: ci sono momenti di ascolto e altri in cui quello che emerge prende forma sul foglio. Il lavoro sta anche nel rapporto fra questi momenti, in quando una voce interviene, in quanto spazio lascia, nel modo in cui l’insieme accompagna verso la conclusione.
Ci arrivo con la mia storia e con molta curiosità per ciò che potrà significare per ciascuno. Puoi incontrarla da lettore, da persona incuriosita dai suoni o semplicemente perché qualcuno te ne ha parlato e vuoi capire meglio. Ti racconterò come si svolge, così potrai scegliere. Intanto, se vuoi conoscere il tragitto che mi ha condotto fin qui, ho cominciato a riordinare le ricerche: troverai anche i punti in cui le domande sono ancora aperte. Lì, di solito, mi viene voglia di continuare.
Un caro saluto,Ivan